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Efficacia e credibilità..di questa Manovra

“Si èancora in tempo per introdurre in Senato nella legge di conversione del decreto del 13 agosto misure capaci di rafforzarne l’efficacia e la credibilità. Faccio appello a tutte le parti politiche perché sforzi rivolti a questo fine non vengano bloccati da incomprensioni e da pregiudiziali insostenibili”

E’ l’appello di Napolitano che ancora una volta torna a fare leva sui politici, sul Governo. Ancora una volta, un po’ come un vecchio saggio padre, il presidente della Repubblica prova a ricordare che si è ancora in tempo, che si può migliorare, che si può ripensare se è proprio il massimo questa proposta. Che forse si potrebbe fare meglio.

Ma io mi chiedo se la Manovra non è efficacie e credibile (!) allora a cosa serve?

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Le pensioni…un miraggio per i giovani

 

Da una ricerca di Censis e Unipol sul sistema di welfare italiano, riporto:

Nel 2050 il 42% dei lavoratori dipendenti che oggi hanno tra i 25 e i 34 anni avrà meno di mille euro di pensione.
Ciò significa che in molti si troveranno ad avere dalla pensione pubblica un reddito addirittura più basso di quello che avevano a inizio carriera.
E la previsione riguarda i più «fortunati», cioè i 4 milioni di giovani oggi ben inseriti nel mercato del lavoro, con contratti standard: poi ci sono un milione di giovani autonomi o con contratti atipici e 2 milioni di giovani che non studiano né lavorano.

Infatti la cosa che più fa discutere e sbarrare gli occhi è che se ci guardiamo intorno e contiamo, sono solo poche le persone tra i 25 e i 30 anni ad avere un lavoro che davvero garantirà una degna pensione. Quanti co.co.pro, quanti stage, quanti progetti? Tanti! Ecco..beh niente pensione garantita!

L’ultima riforma del sistema italiano che regolarizza le pensioni risale agli anni ’90. Ma la società italiana sta invecchiando, e in fretta. Nel futuro i giovani saranno sempre meno, e quindi nel 2030 vivremo in una società in cui gli over 64 anni saranno più del 26%  della popolazione totale. Ma oltre a crescere l’età media la ricerca ha calcolato che ci saranno in Italia 4 milioni di persone giovani, non attive in più, e 2 milioni di attivi in meno. E questi non attivi non avranno una pensione.

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