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Quando una primavera palestinese?

Vittorio Arrigoni era un convinto oppositore di Israele e di tutto cio’ che aveva legami con il sionismo. Il suo blog, drammaticamente abbandonato al momento della sua scomparsa, e’ colmo di affermazioni sulla realta’ molto dure. Troppo per chi come me ha invece un giudizio della questione diametricalmente opposto. Detto questo, pero’, Vittorio non c’e’ piu’. Come tutti i giovani che hanno perso la vita per quello in cui credevano, nutro rispetto per lui, in un modo o nell’altro.

Oggi pero’, mentre sul web continuano i commenti sulla Freedom Flotilla, sui manifestanti a cui e’ stato vietato l’ingresso in Israele per manifestare (si badi bene, europei, non palestinesi) e sul recente viaggio di Bersani in Medio Oriente voglio condividere con voi uno degli ultimi articoli di Vittorio per Peacereporter. Un articolo in cui il nemico dei palestinesi sembrano essere i propri leaders, piu’ che l’odiato vicino.

Tutti quelli che hanno a cuore la situazione palestinese dovrebbero cominciare a pensare a questo: qual’e’ il nemico del popolo oggi? Il cattivo Israele o una classe dirigente che pur di mantenere lo status quo continua le lotte interne? Quando il popolo palestinese riuscira’ a liberarsi da una parte di classe dirigente certamente non all’altezza (si badi bene, non che quella israeliana oggi sia la più virtuosa)?

Molti dissentiranno con me, ma lo stesso Arrigoni e’ stato ucciso da una realta’ palestinese. La sua liberta’ di pensiero era temuta e questo la dice lunga sulla situazione che si vive oggi a Gaza.

Articolo di Arrigoni

LUI

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Is this freedom?

Adoro Vauro Senesi come vignettista. L’ho seguito anche con affetto durante Anno Zero e non scorderò mai la sua capacità di sorridere di fronte agli attacchi beceri della Sig.ra Santanchè. Rispetto anche la sua libertà intellettuale e il suo attivismo, ma mi chiedo: la Freedom Flotilla, in attesa di salpare verso Gaza, è veramente utile per il popolo palestinese?

Il vignettista sta tenendo una rubrica su Il Manifesto, che vi invito a leggere, per capire a fondo la questione.

Di recente ho letto dei commenti disgustosi su Facebook di esponenti della comunità ebraica italiana che si interrogavano su come fermare la Flotilla. Io mi limito a dire che violare acque internazionali non serve a curare le vere sofferenze del popolo palestinese. L’unica soluzione è e rimane la creazione di uno stato che possa affiancarsi a quello israeliano. Purtroppo però l’attuale establishment israeliano (molto lontano dagli alti livelli dei tempi del Nobel) e l’attuale classe politica palestinese non sono all’altezza della sfida. Le persone pensanti della Freedom Flotilla dovrebbero abbandonare la nave e lottare in modo più intelligente, perchè la classe politica palestinese si unisca e perchè israele sia obbligato ad accettare una soluzione del conflitto. I tempi del “pro-palestinese” e “pro-israeliano” sono finiti da tempo. Ora c’è chi lotta in modo costruttivo e chi invece no.

LUI

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