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Alziamo un dito alla memoria di Cattelan

Il prossimo 4 Novembre Maurizio Cattelan dovrebbe ritirarsi definitivamente dalla scena artistica, in occasione della sua ultima mostra antologica al Guggenheim di New York. E’ un peccato, certo, ma forse la decisione e’ da rispettare. Chapeau ad un poco piu’ che 50enne che ha aputo colpire molte volte con la sua arte e diventare il piu’ celebre degli artisti nostrani.

Il ritiro (sempre che non ci sia un ripensamento) significhera’ anche che tra le ultime opere di Cattelan passera’ alla storia L.O.V.E., il dito di Piazza Affari, Milano. Recentemente l’assessore alla cultura e all’expo di Milano, Stefano Boeri, si e’ lanciato su Facebook e sui giornali per chiedere ai cittadini il loro parere, tenerlo o rimuoverlo?

Ecco quello che penso io:

Maurizio Cattelan ha fatto un vero e proprio regalo alla citta’ di Milano dotando una delle nostre piazze piu’ belle (purtroppo nascosta) di un arredo urbano che in molti ci invidiano, se non altro per il suo valore economico. L’artista ha anche saputo ridare vitalita’ ad una piazza dove per troppo tempo la geometria si era persa a causa delle macchine parcheggiate alla rinfusa. Ora l’occhio del visitatore e’ guidato, dal dito alla facciata della Borsa, progettata da Paolo Mezzanotte.

Di recente mi e’ capitato di ascoltare le lamentele di alcuni dipendenti del palazzo della Borsa, che sottolineavano la caduta di interesse da parte degli organizzatori di convegni a causa del famigerato dito. Invito i lettori a fare un giro su alcuni dei giornali online, scoprirete che la maggior parte continuano ad utilizzare foto della facciata di Palazzo Mezzanotte dove non appare il dito. Certo posso capire le critiche, ma la bellezza dell’arte contemporanea e’ proprio questa: colpire e fare riflettere, il politicamente corretto e’ bandito. E in pochi sono liberi di farlo tanto esplicitamente, come Cattelan.

Colpire e fare riflettere quindi. In quanti si sono accorti che quello esposto da Cattelan non e’ un dito medio alla Borsa, bensi’ un saluto romano perfettamente scolpito nell’italico marmo di Carrara? Il saluto si rivolge a una delle facciate architettoniche piu’ emblematiche del periodo. Un saluto romano senza tutte le dita, quindi. Ecco quindi la riflessione: l’ironia e’ alla Borsa o al retaggio fascista della citta’ di Milano?

Sono sicuro che molte citta’ sarebbero felici di acquisire questa scultura se Milano la rifiutera’, ovviamente spostata dalla sua naturale posizione perdera’ di valore. Quindi, carissimo Boeri, la lasci dov’e’. Se non altro per ricordare al mondo che Milano e’ il centro italiano della finanza e del lusso, ma in passato l’ironia e’ stata un suo forte!

LUI

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Salviamo la Fondazione Pomodoro

Questo e’ un semplice appello, salviamo la Fondazione Pomodoro di Via Solari a Milano.

La notizia della sua imminente chiusura e’ qualcosa che la citta’ di Milano non puo’ e non deve far accadere. E’ ancora fresco il ricordo della recente chiusura della Fondazione Mazzotta.

Milano non solamente merita ma necessita anche di questi spazi culturali. Chiunque abbia avuto la fortuna di visitare la Pomodoro in questi ultimi anni avra’ apprezzato la capacita’ di recupero di un ex sito industriale e le potenzialita’ espositive.

Lancio quindi questo appello ma lo rivolgo ai privati, agli industriali che hanno a cuore Milano, alla borghesia cittadina. Il Comune ha certamente altri problemi a cui pensare, le casse sono vuote e l’Expo chiama, ma sono sicuro che una partnership con una azienda privata italiana (o non) porterebbe grande giovamento sia alla citta’ che all’immagine dell’azienda stessa. Tra pochi mesi Londra inaugurera’ una torre (stile Eiffel) disegnata da Anish Kapoor e sponsorizzata dal maggiore produttore di acciaio del mondo…in Italia perche’ no?
Salviamo la Pomodoro, poi potremo discutere su come migliorare alcune delle esposizioni e gestire meglio le finanze.

LUI

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Pisapia….l’ATM si porta via!

Mentre Milano si svuota per l’annuale Agosto di caldo e solitudine de pochi anziani rimasti in citta’, Pisapia continua il suo mandato con una serie di scelte coraggiose. Premesso che credo che un sindaco debba saper prendere decisioni anche in-popolari, le ultime notizia sull’aumento del biglietto ATM e la revoca del consiglio dell’azienda lasciano riflettere.

Qui di sotto il punto di vista di un nostro lettore, ex dipendente ATM e ancora vicino all’azienda.

Premesso che capisco che Pisapia cacci chi ha fatto la campagna elettorale alla Moratti, tutti i signori che sedevano nel consiglio di amministrazione di ATM avevano un lauto contratto a cui sicuramente non rinunceranno tanto facilmente, se non con una bella buonuscita. In un momento cosi difficile, con casse comunali vuote, finanziamenti statali non certi, ritardi per Expo… era proprio il caso di stravolgere tutto??? In fondo Catania ha ragione quando dice di lasciare un’azienda sana
L’aumento del biglietto? Era ora, ricordiamo però che da qualche tempo il contratto tra ATM e comune è gross-cost, in cui tutti i ricavi da tariffa se li prende il Comune, e paga un tot all’anno ad ATM. Quindi che il biglietto costi 1 o 1.50 ad ATM non cambia niente, al Comune si.
Per concludere: fino a quando queste aziende rimangono 100% pubbliche ci sarà sempre questo teatrino, solo l’entrata dei privati può garantire una certa indipendenza di management e programmi.”

LUI

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