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Un’Europa da Premio Nobel

Appena ho letto del Premio Nobel per la Pace consegnato all’UE non ho capito. Non avevo ben capito quale fosse la spiegazione: “Questa onorificenza vuole premiare il contributo dato per oltre 60 anni dall’UE alla promozione della pace e riconciliazione, della democrazia e dei diritti umani”.

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Lettera dalla Grecia

E’ difficile giudicare la situazione greca. Abbiamo ricevuto da una giovane ragazza di 30 anni di Atene questa lettera, è molto forte e per molti motivi mi è difficile essere d’accordo con lei. Ciononostante credo sia giusto cercare di capire, in particolare cosa scatta dentro alla testa di persone giovani, educate e innamorate del proprio Paese quando la rabbia è troppa. Continua a leggere

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Se l’Euro crolla…

E’ stata una settimana sicuramente importante per il futuro della moneta unica e di molte delle economie e noi più vicine. La cura Monti si dimostra dura, le borse sembrano dargli una piccola fiducia. A livello europeo pero’ l’Inghilterra si e’ smarcata definitivamente dal problema, dimostrando che il suo splendido isolamento continua. Io credo che Cameron e i futuri primi ministri inglesi rischiano di pagare questa scelta in futuro molto cara. Se l’Europa sopravvive (un grande se), l’Inghilterra sembra fuori dai giochi nel tavolo delle decisioni…dopotutto ad oggi solo l’Ungheria e’ stata cosi’ coraggiosa.

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Licenziare all’italiana

Stando a quello che dice Repubblica (ma c’e’ da fidarsi in questi giorni?) il Governo cerchera’ di rattoppare la sua posizione in Europa presentando una serie di riforme. Tra queste dovrebbe esserci una proposta per rendere il licenziamento piu’ semplice in Italia. Era ora, troppo tardi, ma era ora.

Non me ne vogliano i sindacati, ma il nostro Paese ha un problema serio. Sono nel mondo del lavoro da solamente 5 anni, gli ultimi due dei quali trascorsi a Londra, e gia’ ne ho viste troppe riguardo all’impossibilita’ di licenziare lavoratori inutili.

Oggi voglio fare un parallelo tra la mia esperienza in Italia e a Londra. Il mio ultimo giorno di lavoro in Italia, nel 2010, e’ stato caratterizzato da un licenziamento. Mentre io lasciavo la societa’ (multinazionale) per cui lavoravo di mia spontanea volonta’, il mio superiore mi chiedeva di licenziare un membro del mio team, cosi’ giusto per avere un bel ricordo.

 Nell’occasione mi sono trovato di fronte a tutta l’ipocrisia italiana. Per evitare che il mio collega, che purtroppo meritava di essere licenziato, facesse causa all’azienda per decine di migliaia di euro (come molti avevano fatto prima di lui nei due anni precedenti), l’azenda si e’ vista costretta a fare tutto un balletto di cifre per spingere il dipendente a firmare un foglio di dimissioni. In pratica soldi in cambio di dimissioni, per paura di imbarcarsi una causa che il dipendente avrebbe probabilmente vinto.

Recentemente anche a Londra sono stato testimone di un licenziamento, tutto molto diverso. Se da un lato il dipendente rimane tutelato in caso di mobbing o discriminazioni, per il licenziamento giustificato il procedimento e’ molto piu’ semplice. Si paga il periodo di “notice”, come da contratto (di solito uno o due mesi) e via. Non ci sono cause sindacali che tengano.

Gia’ in precedenza mi e’ capitato di attaccare i precari (prendendomi insulti) dicendo che alla precarieta’ del lavora per prima cosa si risponde con la qualita’. Lo stesso vale per il tema dei licenziamenti in Italia, rendiamo il processo piu’ semplice. Poi se il caso necessita seriamente dell’intervento dei sindacati per mancanze gravi, ben venga, ma e’ arrivato il momento di spiegare ai nostri concittadini che il primo pensiero dopo il licenziamento e’: “come posso trovare un nuovo lavoro?”; e non “E ora come gli faccio causa?”.

LUI

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Carissimo concittadino…

La seguente lettera e’ stata ispirata da due interessantissime conferenze del Prof. Moisi e Prof. Prodi. Immaginate un leader europeo che scrive una lettera ai suoi concittadini oggi, ecco quello che secondo me potrebbe essere una rivelazione dei tormenti che lo affliggono.

LUI

Carissimo concittadino,
Ti scrivo questa lettera dopo una lunga riflessione, spero sia cosa gradita e possa servire per chiarire tutta una serie di incomprensioni. Negli ultimi mesi il governo da me presieduto, come quelli di molti altri Paesi vicini, e’ stato sottoposto a forti pressioni. La grave crisi dei debiti sovrani che sta colpendo l’Europa ha creato apprensione nella societa’ civile e nel mondo del lavoro. Le scelte da prendere sono molte e difficili, per questo ho tardato tanto nello scrivere questa lettera.
Lo scopo di questo mio messaggio e’ spiegarmi, più’ che altro. Voglio che tu sappia che la fiducia che hai riposto nel mio governo negli ultimi anni e’ sempre stata apprezzata.

Il mio problema al momento e’ che se da un lato so benissimo quali sono le decisioni che dovrei prendere per cercare di risolvere i problemi, dall’altro non so come prendere queste decisioni e nello stesso tempo uscire vittorioso dalle prossime, imminenti, tornate elettorali. Sono un capo senza liiberta’ di agire, ecco il mio dramma. Potrei decidere di lasciare perdere le elezioni e concentrarmi sulla risoluzione dei problemi, certo, ma perdere le elezioni significherebbe abbandonare il mio ampio progetto riformatore.
Eccomi quindi che ti scrivo onestamente per scusarmi per il mio atteggiamento degli ultimi mesi. Spero potrai capire la pressione che ricevo a livello politico, in un periodo in cui ogni sei mesi un’elezione, anche locale, rischia di colpire a morte il mio progetto politico. Che sia questo il limite della democrazia? Che sia la mancanza di questo affanno che fa di alcuni Paesi emergenti le vere potenze del futuro?

Un caro saluto,
Il tuo presidente

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