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Gioni alla Biennale: bentornata arte italiana che conta!

Massimiliano Gioni nominato direttore della Biennale d’arte di Venezia del 2013, evviva!

Finalmente un giovane (i 40enni sono ancora giovani?) italiano di valore internazionale e di talento in laguna. Dopo due edizioni in cui la politica ha guidato le nomine (Luca Beatrice e Vittorio Sgarbi), ora un esponente puro e bravo dell’arte contemporanea. Ovviamente molti non apprezzeranno, fair enough, ma almeno dobbiamo riconoscere che questo signore la nomina se l’e’ guadagnata negli ultimi anni con il lavoro sul campo, non con la frequentazione di salotti e circoli piu’ o meno schierati politicamente. Continua a leggere

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iArte 2.0: la rivoluzione in arrivo nel collezionismo?

Pensate ad un’opera d’arte contemporanea. La maggior parte delle volte guardandola viene da pensare, non a torto, “questa la sapevo fare anche io”. Non è lo stesso con i grandi maestri del passato. Ci è facile riconoscere che solamente pochi uomini al mondo hanno (o hanno avuto) la capacità tecnica di dipingere come Leonardo o scolpire come Michelangelo, ma quando invece ci ritroviamo di fronte ad un teschio tempestato di diamanti o ad una scritta al neon appesa al muro, qualche dubbio sorge.

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La vittoria del mercato

Banksy ha colpito ancora. Lo street artist più quotato e discusso del mondo (di cui nessuno conosce la vera identità) ha lasciato di nuovo il suo inconfindibile segno. Questa volta lo ha fatto sul muro di una semplicissima casa di Camden Town, Londra. Il caso vuole che abbia deciso di decorare una casa vittoriana proprio di fianco a quello in cui vivo (avrei gradito fosse la mia), facendomi riflettere sull’accaduto.

L’iniziativa dell’artista, come al solito, non aveva lo scopo di abbellire il muro laterale del fortunato proprietario, ma lanciare un messaggio di supporto a TOX, un altro street artist che in questo momento aspetta di essere giudicato presso il tribunale londinese.

Ovviamente la voce si sparge ed il “malcapitato” proprietario della costruzione, Bhupen Raja, fa in tempo a documentarsi. Ad occhio (il mio) il lavoro potrebbe valere circa 20-30 mila sterline, che certamente si andranno ad aggiungere al valore dell’immobile stesso. Il Sig. Raja quindi, come chiunque sano di mente, si lascia intervistare e ingaggia una ditta per coprire l’opera con un pannello di plexiglass e proteggerla. Il gioco è fatto, collezionista in un giorno!

La domanda è sempre la stessa: ha vinto l’atto di protesta, riuscendo a far parlare di una storia a cui nessuno si sarebbe interessato? Oppure l’atto di protesta è stato offuscato dalla legge del mercato per cui un qualsiasi altro graffito sarebbe stato cancellato, mentre questo viene tutelato? Chiedetelo a Sgarbi (tra i più ardenti sostenitori degli street artists nostrani)…

LUI

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