Quando una primavera palestinese?
17 lug 2011 · Mondo · 6 Commenti · by Emanuele Norsa
Vittorio Arrigoni era un convinto oppositore di Israele e di tutto cio’ che aveva legami con il sionismo. Il suo blog, drammaticamente abbandonato al momento della sua scomparsa, e’ colmo di affermazioni sulla realta’ molto dure. Troppo per chi come me ha invece un giudizio della questione diametricalmente opposto. Detto questo, pero’, Vittorio non c’e’ piu’. Come tutti i giovani che hanno perso la vita per quello in cui credevano, nutro rispetto per lui, in un modo o nell’altro.
Oggi pero’, mentre sul web continuano i commenti sulla Freedom Flotilla, sui manifestanti a cui e’ stato vietato l’ingresso in Israele per manifestare (si badi bene, europei, non palestinesi) e sul recente viaggio di Bersani in Medio Oriente voglio condividere con voi uno degli ultimi articoli di Vittorio per Peacereporter. Un articolo in cui il nemico dei palestinesi sembrano essere i propri leaders, piu’ che l’odiato vicino.
Tutti quelli che hanno a cuore la situazione palestinese dovrebbero cominciare a pensare a questo: qual’e’ il nemico del popolo oggi? Il cattivo Israele o una classe dirigente che pur di mantenere lo status quo continua le lotte interne? Quando il popolo palestinese riuscira’ a liberarsi da una parte di classe dirigente certamente non all’altezza (si badi bene, non che quella israeliana oggi sia la più virtuosa)?
Molti dissentiranno con me, ma lo stesso Arrigoni e’ stato ucciso da una realta’ palestinese. La sua liberta’ di pensiero era temuta e questo la dice lunga sulla situazione che si vive oggi a Gaza.
LUI
Arrigoni · Bersani · Freedom Flotilla · Gaza · Israele · Palestina · Peacereporter

maria luisa · 17 luglio 2011 alle 21:23
grazie
riccardo · 18 luglio 2011 alle 09:19
Sono d’accordo con LUI. E sono tentato dallo spingermi oltre, proponendo un paragone, forse non del tutto congruo (ma lascio giudicare a voi). La classe politica palestinese non ha fatto altro che procrastinare uno status-quo basato su una contrapposizione cieca e violenta interna ed esterna, da Arafat in poi. Ma non e’ la classe politica espressione della sottostante societa’ civile (ok Arafat non e’ mai stato eletto, ma i leader successivi si)? A proposito dell’Italia si sente continuamente ripetere quanto Berlusconi sia “unfit” ad un ruolo di governo, quanto la classe politica pensi solo a se stessa e non al bene del paese etc. etc. etc. Ma chi li ha “liberamente” votati? … “Liberamnete” fra doverose virgolette, se qui in Inghilterra ci si scandalizza per il fatto che Murdoch controlli un mero 20% dei media…
omar · 20 luglio 2011 alle 10:31
Temo che la questione sia molto più complicata; è impossibile applicare alla situazione israelo/palestinese le nostre categorie di pensiero. Parlare di “classe politica” in uno “stato” come quello Palestinese separato in due, senza il controllo dei propri confini, delle proprie infrastrutture, delle proprie risorse, nonché della proprià sovranità nazionale, mi sembra una forzatura. La Palestina, per motivi di cui potremmo discutere all’infinito, è ad oggi un ghetto etno-sociale tollerato dalla comunità internazionale. Chi nasce, cresce e muore nel ghetto, senza possibilità di uscirne o affrancarsi, sviluppa frustrazione, risentimento, odio verso tutto ciò che sta al di fuori del ghetto. Hamas ha preso il potere intercettando questo sentimento, e quando la politica si fa coi sentimenti non diventa più politica, ma lotta, resistenza o ideologia. Che sia giusta o sbagliata dipende meramente dal punto di vista dell’osservatore. Auspicare una Primavera Palestinese, o l’autodeterminazione di un “popolo” asserragliato, mantenuto nella povertà e nell’ignoranza con il placet della comunità internazionale, mi pare un miraggio dettato da un illuministico colpo di sole. Esiste già da tempo un pensiero politico laico, progressita e democratico Palestinese, frutto di 60 anni di diaspora, ma mancano le condizioni primarie affinché questo si possa diffondere e radicare nella popolazione che vive quotidianamente una situazione dove questi parametri sono assolutamente surreali.
Detto ciò, non credo si possa fare un paragone su questo tema con la situazione italiana (altra storia, altri problemi), anche se credo possa essere interessante andare a studiare le affinità lessicali e politiche (al netto della trasposizione culturale) tra il “partito” di Hamas e il “partito” della Lega.
Voilà.
E complimenti per il blog!
Ox · 20 luglio 2011 alle 18:51
Concordo con Omar nel dire che il paragone è effettivamente azzardato. L’italia è tutto sommato una democrazia “matura” e come tale ha problemi derivanti da questa condizione mentre mi pare che nei territori palestinesi (chiamarlo stato mi sembra inopportuno) i problemi siano ben altri e di natura ben più profonda. L’augurio di una “primavera palestinese” come lotta di autodeterminazione è ovviamente giusta. Allo stesso tempo, se ci si augura (in una situazione volatile come quella del conflitto israelo-palestinese) che una o addirittura entrambi le parti in causa attraversino un periodo di “rivoluzione”, bisogna essere consci che i risultati di questa non possono essere certi e potrebbero non corrispondere a quelli auspicati.
Detto questo nella lettura di LUI mi pare ci siano delle tracce molto interessanti sulla necessità più generale di mettere in discussione la classe politica (senza la necessità di una rivoluzione) come esercizio di democrazia sia da un lato che dall’altro del confine.
prumsreerie · 16 settembre 2011 alle 06:39
Si, probabilmente lo e
Israele e Italia, diversi respingimenti · tre.no · 23 aprile 2012 alle 09:39
[...] In questi ultimi giorni il mondo del web italiano e’ stato bombardato da una serie di informazioni e immagini che riportavano respingimenti di gente “non gradita”. Da un lato il video dell’uomo tunisino rimpatriato su un volo di linea e messo a tacere con dello scotch sulla bocca. Dall’altro i giovani (e meno giovani) italiani respinti da Israele mentre cercavano di raggiungere la Palestina. Per giorni mi sono interrogato su queste due immagini. Da amante di Israele ma fermo critico della sua politica, ho trovato la decisione di Israele di respingere i manifestanti sbagliata. I giovani cercavano di raggiungere la Palestina e credo che (nonostante non condivida con loro neanche un centesimo delle posizione anti-israeliane) l’isolamento geografico di Gaza sia una tragedia e una colpa di Israele allo stato attuale. Rinfaccio pero a questi manifestanti l’essere diventati sostenitori della causa anti-israeliana, invece che della causa pro-palestinese. Voler aiutare un popolo in grande difficolta’ (quello palestinese) e’ molto diverso dall’aizzare l’odio verso lo Stato israeliano….come gia’ ho avuto modo di scrivere su questo blog i nemici del popolo palestinese dimorano tanto a Tel Aviv quanto a Gaza, e questo Vittorio Arrigoni lo sapeva bene. [...]