tre.no

diversamente parlato

Giovani di successo: quando in Italia?

Nel suo intervento alla London School of Economics qualche settimana fa, Mario Monti ha chiesto a tutti i giovani italiani a Londra di non sentirsi come cervelli in fuga, ma di apprezzare le possibilità che l’Europa da ai giovani per fare esperienze all’estero. Sante parole.

Ogni tanto però leggiamo storie come quella riportata da Gian Antonio Stella sul Corsera sui giovani italiani di successi al Louvre di Parigi e ci chiediamo perchè queste possibilità non esistono in Italia.

Il settore della cultura è certamente un esempio perfetto della mancanza di possibilità lavorative per giovani italiani brillanti. Qui a Londra il numero di giovani italiani assunti nelle maggiori case d’aste, fondazioni, musei e gallaerie è impressionante…..e intanto in Italia chi vuole entrare in questo settore deve accettare di fare stages per anni.

Per avere un’idea sulla situazione attuale generale, ho recuperato un pò di dati riguardo a Londra, la prima meta per i giovani italiani in cerca di lavoro e il rifugio dove io stesso mi sono recato. Durante il periodo aprile/marzo 2010-2011 22.000 nuovi cittadini italiani sono stati iscritti ufficialmente alle liste della previdenza sociale del Regno Unito (National Insurance), necessarie per tutti i lavoratori, i liberi professionisti e gli studenti part-time. Una crescita di oltre il 50% rispetto all’anno precendente e di circa 7.000 unità rispetto al 2007-2008 (dati pubblicati dal National Statistics inglese lo scorso agosto)

Londra resta il centro dell’azione, soprattutto per i giovani neolaureati nei più svariati settori: economia, comunicazione, ingegneria (meglio se gestionale) e materie umanistiche. Ad oggi gli italiani tra i 16 e i 34 anni iscritti all’Aire (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero) di Londra supera le 53.000 unità. Secondo l’ufficio del Consolato generale d’Italia a Londra solo una minoranza dichiara il proprio titolo di studio, ma di quelli che lo dichiarano la maggioranza è in possesso di una laurea.

A voi il giudizio, io continuo a pensare che se la politica e il settore privato lo volessero, una soluzione per trattenere i giovani italiani nel proprio Paese esisterebbe. Da parte nostra (i giovani) impariamo a rifiutare le proposte da parte di datori di lavoro privati che troppo spesso usano la scusa della crisi per privare i giovani di futuro e certezze lavorative, nonostante i profitti.

LUI

· · ·

No comments yet.

Leave a Reply

«

»